Come valuta il linfologo il caso clinico che si presenta alla sua attenzione?Ovviamente attraverso una attenta valutazione clinica basata sull’anamnesi e sull’esame obiettivo.
Con l’anamnesi si indaga sulla familiarità, su eventuali traumi recenti o pregressi , su precedenti processi flogistici, sugli esiti di intervento chirurgico e/o di radioterapia, sulla terapia farmacologica in atto, ma anche sull’epoca, la modalità e la sede di insorgenza, le possibili complicazioni avvenute ed il risultato derivante da eventuali trattamenti specifici effettuati.


Attraverso l’esame obiettivo sia generale, per escludere l’origine sistemica dell’edema, che locale basato sulla semeiologia linfologia classica, si possono apprezzare le caratteristiche fisico-semeiologiche del linfedema ponendo la diagnosi differenziale con altre patologie edemigene.
Necessaria anche la valutazione della dimensione funzionale del paziente, così come lo stato psicologico, la qualità della vita percepita, i bisogni ed il contesto ambientale dove è inserito unitamente alla sua condizione socio-economica-culturale.
La valutazione clinica è dunque non sostituibile, ma può essere necessaria l’integrazione con la diagnostica sia di immagini (la Linfoscintigrafia per lo studio anatomo-funzionale del sistema linfatico, l’Ecocolordoppler nel sospetto di co-interessamento venoso ed arterioso, l’Ecografia ad alta risoluzione per esaminare le caratteristiche tissutali, ecc.) che  di laboratorio (es. il test genetico nell’ambito del linfedema primario).
La valutazione clinica, con una ampia visione olistica del paziente, associata alla diagnostica strumentale, quando ritenuta necessaria dal linfologo, unitamente al funzionamento della persona e alle risorse disponibili, è alla base della decisione di presa in carico globale del paziente, con l’apertura di un progetto riabilitativo che contenga un programma sempre personalizzato espressione della strategia terapeutica-educativa progettata all’interno  del team work.

 

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