Rappresenta una tecnica meccanica di drenaggio linfatico, complementare al metodo manuale, utile nel trattamento dell’edema di origine linfatica perché efficace nell’azione di riassorbimento e di deflusso all’interno delle vie linfatiche e venulari della componente liquida dell’edema e di una discreta quota della componente proteica presente nello spazio interstiziale.

Lo sviluppo tecnologico ha portato alla realizzazione di strumenti in grado di operare una compressione pneumatica sequenziale con cicli compressivi-decompressivi realizzante il gradiente disto-prossimale necessario per ottenere una importante propulsione emo-linfatica centripeta attraverso una spremitura meccanica operata in modo sequenziale da una serie di camere parzialmente sovrapposte e disposte parallelamente sull’arto.

Le moderne macchine possiedono numerose camere (fino a 12 elementi nel gambale) per una azione di propulsione emato-linfatica più omogenea, parzialmente sovrapposte l’una all’altra per evitare eventuale ristagno e aree di caduta pressoria nelle zone di transizione da una camera all’altra, costruite con materiale lavabile, resistente, inestensibile, tale da realizzare sulla superficiale cutanea una pressione prestabilita , e adattabile alle diverse dimensioni degli arti dei pazienti che vengono per motivi di igiene rivestiti da materiale assorbente.

Il drenaggio meccanico viene preceduto dalla preparazione manuale dei linfonodi alla radice dell’arto con il recupero della quota stagnante, dal fisioterapista per evitare lo sviluppo di un anello fibrosclerotico alla radice dell’estremità e di edema dell’area genitale.

Tale tecnica è controindicata nell’insufficienza cardiaca, per possibili crisi di asma cardiaco fino all’edema polmonare acuto, e nell’ipertensione instabile per evitare crisi ipertensive; è quindi necessario prima di sottoporre il paziente a questa terapia di controllare le condizioni cardiache e pressorie.

Le controindicazioni relative sono la presenza di linfangite in fase acuta e di dermoipodermite, la grave arteriopatia periferica concomitante, la trombosi venosa profonda in fase acuta per il rischio emboligeno e la varicoflebite.

Dopo la terapia compressiva si applica il bendaggio mobile o il tutore elastico per mantenere la riduzione dell’edema ottenuta.


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